La Storia del Comune

Le origini storiche di Meda sono strettamente collegate alla storia del monastero femminile di San Vittore. In relazione alla nascita di questo monastero, la leggenda, riportata in un documento risalente al XIV secolo, narra che i conti di Turbigo, Vermondo e Aimo, nel tentativo di fuggire dai cinghiali che li stavano inseguendo durante una battuta di caccia, arrivarono nel luogo in cui sorgeva una Chiesa dedicata a San Vittore Martire.

Qui i due conti cercarono di salvarsi arrampicandosi su due lauri, ma siccome i cinghiali non davano loro tregua, questi ultimi fecero voto che, se si fossero salva- ti, avrebbero eretto un monastero in onore di San Vittore. La loro preghiera venne ascoltata e, in segno di ringrazia- mento, mantennero fede alla loro promessa di costruire un convento di Sante monache benedettine. Le prime notizie sul Comune di Meda appaiono in un documento dell’epoca carolingia (856 d.C.) che testimonia lo scambio di alcuni fondi tra l’abate del monastero milanese di Sant’Ambrogio e la badessa del monastero di S. Vittore.
Il villaggio, composto inizialmente da abitazioni riservate alla servitù del convento e, più tardi, da case per i contadini che lavoravano le terre del monastero, arrivò ad essere, intorno all’anno Mille, un luogo fortificato. Durante l’epoca medie- vale il convento acquisì un’autorità politica sempre maggiore derivante dall’esercizio non solo dei diritti di proprietà sui propri terreni ma anche del diritto di signoria esteso a tutti coloro che quei terreni lavoravano. Un’ulteriore dimostrazione dell’influenza politica di cui godeva l’istituzione religiosa di San Vittore fu l’acquisizione, tra il 1080 e il 1081, della Chiesa di Santa Maria (quella che più tardi diverrà la parrocchiale) insieme al diritto di nomina del cappellano sulla stessa. Sul finire del 1100, in concomitanza con la lotta tra i comuni lombardi e l’Imperatore Barbarossa, la popolazione di Meda tentò, invano, di affrancarsi dai diritti di signoria del monastero, dal momento che l’autorità di quest’ultimo era protetta dal pontefice e dall’arcivescovo di Milano.

I rapporti tra i medesi e il convento continuarono a rimanere tesi fino all’elezione della nuova badessa, Maria da Besozzo, la quale, nel 1252, si accordò col Comune di Meda per rinunciare a gran parte dei suoi diritti pubblici. Venne tuttavia confermata al monastero l’esclusività dei diritti sulla Chiesa di Santa Maria. A partire dal XIV secolo, Meda seguì i destini politici di Milano, cadendo prima sotto il dominio dei Visconti, poi sotto la dominazione degli Sforza e, infine, sotto quella spagnola. Dopo l’instaurazione del governo napoleonico e la nascita della Repubblica Cisalpina, in un contesto di abolizione degli ordini religiosi e di confisca dei loro beni, la soppressione toccò anche all’antichissimo monastero di San Vittore (marzo 1798). L’intero complesso monastico fu venduto al francese Giovanni Giuseppe Maunier, il quale volle trasformarlo in una villa signorile, affidando il progetto all’architetto Leopoldo Pollack. Nel corso del XIX secolo il comune di Meda partecipò alle vicende risorgimentali che si conclusero con la sua adesione al Regno d’Italia. A partire dall’800 grande importanza assunse l’artigianato del mobile, che, ancora oggi, rappresenta una risorsa fondamentale per l’economia di Meda, conosciuta come una delle “piccole capitali” del mobile della Brianza.